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Campagna Sudan


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Pubblicato il: 01/08/2008
Autore: Webmaster

Est Sudan

Introduzione
La regione dell’Est Sudan copre un’area di 336.480 chilometri quadrati, con una popolazione di all’incirca quattro milioni, ed è poco più grande della Polonia.

Comprende tre stati: Mar Rosso – con capitale Port Sudan, è il centro della vita economica del Paese, attraverso il quale passa la maggior parte del commercio estero, inclusi gli oleodotti per l’esportazione del greggio – Gedaref (Al-Qadarif) e Kassala. Lo stato del Mar Rosso confina per un lungo tratto con l’Eritrea, con la quale il Sudan ha avuto relazioni difficili per buona parte degli ultimi dodici anni.

Il principale gruppo etnico è quello dei Beja – una confederazione di gruppi tribali uniti da una lingua comune cuscitica – con i suoi quattro sotto - gruppi etnici: gli Hadendowa e gli Amar’ar, principalmente nello stato del Mar Rosso; i Beni Amer, divisi tra Sudan ed Eritrea, e i Bishariyyn, che si trovano sia in Sudan che in Egitto. L’Est è anche popolato da diverse tribù arabe: i Rashaida (pastori beduini discendenti da popolazioni emigrate dalla penisola arabica), i Shukriyya, i Shaiqiyya e i Ja’aliyin. A Port Sudan e Kassala sono anche numerosi i Darfuriani, i Nuba e popolazioni del Sud Sudan.

Il sottosuolo della regione è ricco di oro, petrolio, gas e altri minerali. L’economia si basa principalmente su coltivazioni agricole su vasta scala e sulle attività di Port Sudan. Entrambe sono significative fonti di entrate economiche e fanno dell’Est Sudan una delle regioni potenzialmente più ricche del Paese (dati Banca Mondiale 2001). Paradossalmente, però, l’area è una delle più povere (reddito pro capite di 93 dollari, con livelli di malnutrizione e mortalità significativamente superiori perfino a quelli della regione del Darfur). Al di là dei lavoratori di alcune aziende agricole e compagnie portuali, le popolazioni di nomadi e i piccoli contadini non beneficiano di questa ricchezza.
Per la maggioranza della popolazione rurale, la sopravvivenza si basa su un’agricoltura di sussistenza e sul commercio di bestiame. Entrambe le attività sono state duramente colpite dai cicli di siccità e carestia che hanno colpito la regione negli ultimi vent’anni (1983-1985, 1988-1990, 1993-1995).
I periodi di ricorrente siccità hanno determinato una situazione di costante insicurezza alimentare, minando alla sostenibilità dell’attività pastorizia e determinando una situazione di povertà strutturale cronica.

Il conflitto con la vicina Khartoum

Rispetto alle regioni del Darfur e del Sud Sudan, l’Est Sudan è più vicino al centro del paese e strategicamente di grande importanza. L’influenza della regione della valle del Nilo è sicuramente più sentita e c’è una presenza massiccia di burocrati e imprenditori provenienti dalla capitale. Il governo centrale non può permettersi un conflitto prolungato nella regione su una scala comparabile a quello del Sud o del Darfur, dal momento che questo minaccerebbe immediatamente i rifornimenti verso la capitale di alimentari e materie prime.

La popolazione del Sudan orientale ha avuto sin dall’indipendenza una storia di conflittualità con i vari governi di Khartoum, per una maggiore autonomia politica e una condivisione delle risorse. Per lungo tempo questo è avvenuto in un contesto non-violento, in cui l’attore principale è stato il Beja Congress, un’organizzazione politica fondata nel 1958 per rappresentare il principale gruppo etnico della regione. Le politiche repressive del governo centrale, di imposizione della legge islamica e di espropriazione della terra, portarono il Beja Congress ad abbracciare la lotta armata nel 1995. Nello stesso anno il gruppo si unì al National Democratic Alliance (NDA), l’organizzazione-ombrello di partiti politici e gruppi sudanesi di opposizione e diede inizio a un’attività militare nell’Est Sudan in concerto col principale attore dell’insorgenza del Sud Sudan, l’SPLM (Southern People Liberation Army). Nonostante il conflitto sia stato caratterizzato da combattimenti molto intensi, il governo centrale è riuscito a contenere le ostilità all’interno dell’area confinante con l’Eritrea.

La situazione nell’Est Sudan ha destato poca attenzione da parte dei media e i tentativi di negoziazione tra governo e i principali attori nella zona orientale hanno ricevuto poca visibilità e sostegno da parte della comunità internazionale. Con il Comprehensive Peace Agreement – l’accordo tra il governo di Khartoum e le forze ribelli del Sud Sudan – del 9 gennaio 2005, si cercò di affrontare la questione della marginalizzazione economica e politica del Sud, ignorando però lo squilibrio che parallelamente affliggeva le regioni dell’Est.

Una delle conseguenze del mutamento del quadro politico introdotto dal CPA fu la formazione dell’Eastern Front nel 2005, con l’unione del Beja Congress con i Rashaida Free Lions. Il CPA diede infatti una soluzione per la fine delle ostilità tra il governo centrale e l’SPLM anche per quanto riguarda la sua presenza nell’Est Sudan, escludendo però dall'accordo gli altri gruppi armati presenti nell’area. L’Eastern Front nacque quindi con l’intento di intavolare col governo centrale una negoziazione per una giusta redistribuzione del potere e delle ricchezze a livello locale e nazionale. Il Fronte inoltre si fece portatore delle rivendicazioni in merito al riconoscimento delle diversità culturali, etniche, linguistiche e religiose troppo a lungo ignorate dall’elite di Khartoum.

Espa – Eastern Sudanese Peace Agreement

Le negoziazioni tra il governo Sudanese e l’Eastern Front, con la mediazione del governo eritreo, hanno portato all’accordo siglato ad Asmara nell’ottobre 2006, l’Eastern Sudan Peace Agreement. L’accordo contiene una serie di disposizioni in merito alle questioni riguardanti la sicurezza, la condivisione del potere e delle risorse e l’istituzione di un fondo per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Est Sudan (Eastern Sudan Reconstruction and Development Fund – ESRDF), un organo di pianificazione, monitoraggio e controllo del programma di sviluppo e ricostruzione. Per la condivisione del potere l’accordo stipula la formazione di un Consiglio di coordinamento degli Stati dell’Est Sudan, composto tra gli altri dai governatori dei tre stati dell’Est Sudan e da tre membri nominati dall’Eastern Front. Inoltre all’Eastern Front vengono concessi 8 seggi di rappresentanza nell’Assemblea Nazionale del Paese.

Con l’ESPA si stabilisce anche un percorso di integrazione economica, sociale e politica degli ex-combattenti per un loro ritorno alla vita civile.

Le principali lacune dell’accordo sono:

- L’assenza di potenze internazionali o regionali a fungere da garanti. Con l’assenza di una partecipazione internazionale nel processo di pace nell’Est Sudan, ci sono garanzie molto fragili che il governo rispetti le provvisioni dell’ESPA.

- La questione della rappresentanza dell’Est Sudan. L’Eastern Front rappresenta principalmente gli Hadendowa e i Rashaida; in realtà quindi non tutti i gruppi etnici dell’Est Sudan sono parte dell’Eastern Front. Uno dei più numerosi, i Beni Amer, non ne fanno parte.

- La monopolizzazione dell’attenzione della comunità internazionale intorno alla crisi del Darfur ha lasciato poco spazio per l’accordo raggiunto in Est Sudan. Questo mette in forse il sostegno finanziario necessario per l’implementazione dell’accordo. Inoltre l fatto che né il governo sudanese né quello eritreo, che ha negoziato l’accordo, godano attualmente dell supporto politico della comunità internazionale, è un fatto che va a detrimento del successo dell’accordo.

- La difficile situazione nel contesto del Corno d’Africa rappresenta una seria minaccia non solo per l’ESPA, ma per la stabilità dell’intera area.

Tra i principali fattori di preoccupazione si devono sottolineare:

- La precarietà della situazione somala e il coinvolgimento di Etiopia ed Eritrea in Somalia;
- le precarie relazioni tra Sudan ed Eritrea;
- la presenza di un alto numero di rifugiati eritrei ed etiopici nell’area dell’Est Sudan, a cui l’accordo di pace non ha saputo offrire soluzione.

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