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Campagna Sudan, 2008


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Pubblicato il: 05/01/2012
Autore: Caterina

Archivio News

DICEMBRE

27 dicembre E' stato ucciso il Dott. Khalil Ibrahim, fondatore e leader del Justice and Equality Movement (JEM), uno dei principali movimenti di opposizione al governo attivo in Darfur. Le circostanze della sua morte non sono ancora chiare; ne sono infatti state diffuse diverse versioni. L'esecito sudanese ha dichiarato che il Dott. Khalil ha perso la vita domenica scorsa durante uno scontro armato tra truppe governative e forze ribelli nella zona di Wad Banda, nello stato del Nord Kordofan. Gibril Adam Bilal, portavoce del JEM a Londra ha invece dichiarato all'AFP che il leader è stato ucciso giovedì in un attacco aereo durante il quale hanno perso la vita anche le sue guardie. Secondo il JEM si tratterebbe di una cospirazione regionale ed internazionale, “le nostre truppe stavano avanzando nel Nord Kordofan e si stavano dirigendo verso Khartoum con l'obiettivo di destituire il presidente al- Bashir...” ha aggiunto Bilal.

Fonti: AFP, AL ARABIYA WITH AGENCIES, BBC

16 dicembre Le agenzie internazionali lanciano nuovamente l’allarme sulla drammatica situazione umanitaria delle popolazioni in fuga dagli stati del Nilo Azzurro e del Sud Kordofan dove da mesi sono in corso violenti scontri tra l’esercito sudanese, il SAF, e le forze del SPLM-N. “Il continuo blocco degli aiuti umanitari peggiora le condizioni alimentari delle persone costrette alla fuga e aumenta la generale situazione di insicurezza…” ha dichiarato, il 6 dicembre scorso, Valerie Amos, sotto segretaria generale per gli affari umanitari e coordinatrice dei programmi di emergenza delle Nazioni Unite. Mireille Girard, rappresentante dell’Agenzia per i rifugiati (UNCHR) in Sud Sudan parla di 50 mila persone fuggite dalle zone del conflitto e rifugiatesi in territorio sudsudanese dallo scorso luglio. Nel campo profughi Yida, nello stato sudsudanese di Unity a ridosso del confine con il Sudan, l’UNCHR registra 60-100 nuovi arrivi al giorno ma le condizioni di insicurezza del campo, già preso di mira dal SAF, hanno spinto parte dei profughi a rifugiarsi in zone più sicure. Nello stato dell’Upper Nile, nelle ultime due settimane si contavano fino a 650 nuovi arrivi al giorno. Secondo l’OCHA altre 36 mila persone da settembre sarebbero fuggite dal Nilo Azzurro e avrebbero trovato rifugio nella vicina Etiopia. “Non ci sono segnali della fine dei conflitti in corso nel breve periodo, ha aggiunto la Amos, e questo significa che avremmo bisogno di maggiori risorse per far fronte ai bisogni della popolazione vittima degli scontri”. Mercoledì pomeriggio, il segretario generale delle Nazioni Unite ha relazionato sulla situazione umanitaria e sui rischi di un nuovo conflitto e il Consiglio di Sicurezza ha approvato una nuova risoluzione (la n° 2024) che proroga la missione ONU ad Abiey, altra zona particolarmente calda, e richiama i governi di Sudan e Sud Sudan ad adoperarsi per definire in modo pacifico le questioni rimaste in sospeso dopo l’indipendenza delle regioni del sud, tra cui quella dei confini nazionali.
Fonti: IrinNews, Misna

NOVEMBRE

18 novembre L’agghiacciante vicenda dei centinaia di migranti detenuti nel Sinai non si è ancora conclusa. I primi disperati appelli da parte dei famigliari che ricevevano telefonate con la richiesta del riscatto per la liberazione (8-10mila dollari a testa) erano girati la scorsa estate. In questi giorni il settimane L’Espresso ha pubblicato le terribili immagini. Sono soprattutto di nazionalità eritrea ma anche etiope, somala e sudanese, costretti a cambiare la rotta del loro viaggio dopo l’accordo sui respingimenti firmato dal governo italiano e dalla controparte libica. Ora si dirigono verso Israele ma prima di raggiungere il confine vengono rapiti o venduti a bande di predoni e trafficanti. Incatenati, senza acqua e senza cibo, in condizioni igieniche precarie subiscono maltrattamenti, torture, stupri. Il pagamento del riscatto non sempre garantisce la sopravvivenza.Alcuni vengono trasferiti nelle carceri egiziane, dove sono vittime di altrettante violenze di cui è difficilissimo venire a sapere perché l’accesso è quasi impossibile a giornalisti e operatori umanitari. Dietro a tutto questo il traffico di organi e di esseri umani in mano ai clan di beduini che approfittano della debolezza del governo egiziano e della indifferenza della comunità internazionale su questa vicenda denunciata già numerose volte da ong e associazioni per i diritti umani.

Fonte: L’Espresso

10 novembre Attacco aereo al campo profughi Yida. Oggi pomeriggio verso le 15, un aereo militare Antonov proveniente dal Sudan ha oltrepassato il confine con il Sud Sudan e ha sganciato alcune bombe nei pressi e all’interno del campo profughi Yida che si trova a circa 15 km dal confine, violando così diverse convenzioni internazionali. Attualmente il campo ospita circa 20mila rifugiati sfuggiti dalle violenze e dagli scontri che si sono verificati negli ultimi mesi nel vicino Sud Kordofan. Più fonti confermano la notizia che dodici persone hanno perso la vita a seguito del bombardamento e una ventina sono state ferite. L’attacco è avvenuto poco dopo il discorso pubblico del presidente sud sudanese Salva Kiir che aveva duramente condannato l’attacco avvenuto mercoledì nello stato dell’Upper Nile a seguito del quale avevano perso la vita altre sette persone. Salva Kiir ha avanzato l’ipotesi che Khartoum sarebbe intenzionata ad invadere il Sud Sudan. Il governo sudanese, invece, accusa il Sud Sudan di supportare i gruppi ribelli nel territorio sudanese. La tensione tra i due stati lungo la linea di confine è altissima. Il Dipartimento di stato americano ha duramente condannato i recenti attacchi militari, inaccettabili, ingiustificabili e estremamente pericolosi perché aumenterebbero le possibilità reali di una nuova guerra tra Sudan e Sud Sudan.

Fonte: Reuters, Associated Press

OTTOBRE

13 ottobre Oggi, 13 ottobre, Bushra Gamar Hussein Rahma, 47 anni, radiologo e attivista per i diritti umani, fondatore dell’organizzazione per i diritti umani Human Rights and Development Organization (HUDO) con sede in Sud Kordofan e dal 2004 al 2006 direttore della sede di Nyala di SUDO (Sudan Social Development Oragnization) ha ricominciato lo sciopero della fame nella prigione di Al Cooper, dove è detenuto da circa tre mesi. Bushra aveva già iniziato lo sciopero il 26 settembre, ma aveva deciso di interromperlo 3 giorni dopo in seguito alla promessa di liberazione che non è stata però mantenuta. A preoccupare maggiormente sono le condizioni di salute di Bushra, duramente provato dalla prolungata detenzione e dalla mancanza di cibo e il rischio di torture per cui la prigione di Al Cooper è tristemente nota. Bushra è sospettato dal governo di avere legami con il conflitto che da giugno è scoppiato nello stato del Sud Kordofan, da cui è originario. Anche secondo Amnesty International il suo arresto è connesso alla grave situazione in Sud Kordofan, dove dall’inizio di giugno si stanno verificando pesanti scontri tra esercito sudanese (SAF) e l’SPLA-N, le truppe del Sudan People Liberation Movement (SPLM -N), movimento di opposizione al governo sudanese. Bushra è di etnia Nuba, il principale gruppo etnico del Sud Kordofan, vittima delle violenze da parte del SAF, e fino al 2008 era membro dell’SPLM.
Fonte: Amnesty International

14 ottobre Giovedì scorso gli agenti del NISS hanno prelevato dal suo appartamento a Khartoum e detenuto per qualche ora Faruq Abu Issa, presidente del National Consensus Forces, una coalizione di partiti dell’opposizione con l’accusa di aver chiesto finanziamenti esteri per attività antigovernative. Abu Issa era già stato in esilio per molto tempo in Egitto ed era tornato in Sudan nel 2005 in seguito alla firma di un accordo tra il governo e alcuni gruppi di opposzione. Secondo quanto riferito dal Sudanese Media Center (SMC), legato al NISS, Abu Issa si sarebbe rivolto all’ambasciata olandese a Khartoum per chiedere un supporto finanziario per rovesciare l’attuale governo. Rabi Abdel Aatti, membro del partito al governo, l’NCP, ha definito l’atto come “ il più alto livello di mercenarismo e collaborazionismo con stranieri”. Il Sudanese Movement for Change, un gruppo di opposizione locale, ha definito l’arresto di Abu Issa una violazione delle libertà fondamentali.
Fonte: Sudan Tribune

SETTEMBRE

28 settembre UNHCR, UNICEF, Programma Alimentare Mondiale (PAM) e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ieri hanno lanciato un appello per raccogliere 18,3 milioni di dollari, necessari a garantire l’assistenza a 35mila rifugiati in Etiopia dal Sudan. Secondo le stime dell’UNHCR sarebbero 25mila i civili che dall’inizio di settembre hanno varcato il confine etiope per sfuggire agli attacchi dell’esercito sudanese (SAF) nello stato del Blue Nile. Secondo le organizzazioni internazionali presenti nella zona gli arrivi non cesseranno nelle prossime settimane, perciò si stanno allestendo due campi di transito lungo la linea di confine in terreni messi a disposizione dal governo etiope.
UNHCR, OIM e l’Amministrazione governativa per i rifugiati stanno anche organizzando il trasferimento dei rifugiati in zone più sicure, lontano dalla linea di confine dove si stanno concentrando gli arrivi. Nel frattempo i civili in fuga stanno ricevendo assistenza dalla popolazione locale.

Fonte: UNHCR
20 settembre Gli scontri tra l’esercito sudanese (SAF) e le truppe del Sudan People Liberation’s Movement del Nord che da giugno si stanno verificando nello stato del Sud Kordofan hanno provocato una nuova ondata di sfollati. Secondo quanto riferito dal personale ONU presente nella zona, sarebbero più di 8,000 le persone che hanno cercato rifugio nelle regioni del sud Sudan, divenute ufficialmente indipendenti il 9 luglio scorso. La mancanza di infrastrutture essenziali, quali strade e piste di atterraggio rende estremamente difficile la distribuzione degli aiuti umanitari. Dall’inizio degli scontri sono più di 80,000 i civili sfuggiti dalla zona, 20 mila dei quali si sono spinti anche oltre il confine con l’Etiopia. La scorsa settimana il Parlamento Europeo con una risoluzione ha condannato le massicce violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito sudanese, già denunciate più volte da diverse associazioni della società civile sudanese ed internazionali e dalle stesse agenzie ONU presenti nell’area (UNCHR, OCHA, UNMIS). Non cessano neppure le violenze nel Blue Nile, l’altro stato al confine con il Sud Sudan e l’ONU denuncia che più di 10mila civili non possono essere raggiunte dagli aiuti necessari per le restrizioni imposte dal governo sudanese.
Il 18 settembre governo della neonata Repubblica del Sud Sudan e governo del Sudan hanno firmato un accordo per il monitoraggio e l’apertura di dieci passaggi lungo i 2200 km di confini, che in parte devono essere ancora definiti e che sono rimasti chiusi per mesi, impedendo la libera circolazione di persone e beni anche di prima necessità, il cui prezzo ha subito un notevole aumento.

Fonte: UN, Euronews, Sudan Tribune

13 settembre Lunedì il parlamento sudanese ha approvato lo stato di emergenza a tempo indeterminato nel Blue Nile, appoggiando l’azione militare del SAF, l’esercito sudanese che dall’inizio di settembre sta combattendo contro l’SPLA-N, le truppe del Sudan People’s Liberation Movement del Nord. La decisione del parlamento è contraria all’articolo 211 della costituzione nazionale che obbliga a limitare lo stato di emergenza ad un preciso arco temporale. La scorsa settimana l’inviato speciale della Casa Bianca in Sudan, Princeton Lyman, ha espresso forti preoccupazioni per la situazione nel Blue Nile e in Sud Kordofan, dove il governo è stato anche accusato di pulizia etnica:“Le due parti continuano a non dialogare tra loro e questo significa che la situazione rimane molto pericolosa e che i combattimenti continueranno”. Recentemente il presidente sudanese Al-Bashir ha rifiutato una proposta mediata dall’Unione Africana per la fine delle ostilità in Sud Kordofan e il parlamento ha espresso il suo totale rifiuto per qualsiasi interferenza straniera sugli affari nazionali, invitando il governo a non cedere a nessuna pressione.

Fonte: Sudan Tribune

5 settembre All’alba del 2 settembre sono scoppiati intensi scontri tra l’esercito sudanese (SAF) e le forze dell’SPLA (Sudan People’s Liberation Army) nello stato del Blue Nile. Yasir Arman, segretario generale dell’SPLM-N, ha riferito al quotidiano online Sudan Tribune che sarebbe stato il SAF a lanciare un’offensiva militare contro le forze dell’SPLA inserite nelle Joint Integrated Units (JIU), le unità integrate che raggruppano soldati delle due parti in conflitto fino al 2005. L’agenzia di stampa nazionale SUNA ha invece riportato la notizia che ad attaccare per prime sarebbero state le forze dell’SPLA. Non si ha un chiaro bilancio delle vittime e dei feriti, ma diverse fonti hanno confermato la fuga di migliaia di civili dalle città maggiormente coinvolte negli scontri: secondo l’UNCHR più di 20 mila sarebbero già arrivati nel campo di profughi di Sherkole, nella vicina Etiopia. L’associazione per i diritti umani SUDO UK informa che nella zona non sarebbero presenti organizzazioni internazionali pronte a fornire gli aiuti necessari agli sfollati.
Nel frattempo, nonostante il cessate il fuoco annunciato dal presidente Al- Bashir il 23 agosto, continuerebbero incessantemente i bombardamenti da parte del governo sudanese in Sud Kordofan, secondo recenti dichiarazioni di Amnesty International e Human Right. Secondo le testimonianze raccolte dai rappresentanti delle due organizzazioni gli attacchi avvengono in modo indiscriminato contro obiettivi non militari e questo “…costituisce una chiara violazione del diritto internazionale umanitario”.

Fonte: Sudan Tribune, Amnesty International, SUDO UK, Irin Global.

AGOSTO 2011

24 agosto Il presidente sudanese Omar El-Bashir ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane in Sud Kordofan. Il movimento di opposizione Sudan People Liberation Movement del Nord (SPLM-N), la parte dell’SPLM rimasto in Sudan anche dopo l’indipendenza del Sud Sudan, ha espresso profondo scetticismo sulla decisione di governo che sarebbe solamente una scusa per distogliere l’attenzione dai crimini che l’esercito sudanese sta compiendo in Sud Kodofan. Alla fine di giugno l’SPLM e l’NCP, il partito di Khartoum, avevano firmato la bozza di un accordo che prevedeva l’inizio dei colloqui per la fine del conflitto, l’integrazione delle truppe dell’SPLA-N nell’esercito sudanese e il riconoscimento legale dell’SPLM-N come partito politico, ma il governo sudanese non aveva rispettato l’accordo continuando con le operazioni militari. Domenica scorsa si è svolto un incontro tra Bashir e Malik Aggar, presidente dell’SPLM-N mediato dal primo ministro etiope Meles Zenawi che però si è concluso con un nulla di fatto. Il segretario generale dell’SPLM-N, Yassir Arman, aveva dichiarato che Khartoum non aveva dimostrato nessun reale interesse per una soluzione politica al conflitto in Sud Kordofan. Il vice presidente dell’NCP, Nafie Ali Nafie, ha invece accusato l’SPLM-N di voler scatenare una guerra intestina in Sudan in nome del nuovo stato del Sud Sudan, con cui il Sud Kordofan confina direttamente.

Fonte: Sudan Tribune, All Africa

23 agosto - Giovedì scorso i Murle hanno attaccato i Lou Nuer nello stato sud sudanese del Jonglei. Secondo il quotidiano on line Sudan Tribune, che ha riportato le dichiarazioni di un gruppo di autorità locali ci sarebbero stati più di seicento vittime a cui si aggiungerebbero oltre ottocento feriti, duecento bambini rapiti, quasi ottomila abitazioni incendiate o distrutte e 38.000 capi di bestiame razziati. Un portavoce dell’UNMIS, la missione ONU attiva in Sudan, ha dichiarato all’agenzia di stampa Reuters che nelle due località visitate dal personale ONU le vittime sarebbero state 58, precisando però che molte altre aree attaccate non sono ancora state verificate. La BBC ha parlato di oltre cinquecento vittime e più di duecento casi di bambini rapiti. Secondo le autorità locali, l’episodio sarebbe stato un atto di vendetta all’origine del quale ci sarebbero le vecchie e mai sopite tensioni tra i due gruppi etnici, protagonisti già di numerosi scontri, l’ultimo dei quali l’attacco dei Lou contro i Murle nella contea di Pibor lo scorso giugno. Gatkuoth, capo del comitato per la Pace, i Diritti umani e gli Affari Umanitari nel parlamento di Jonglei, che il giorno successivo si era recato con altri rappresentati del governo a Peiri e Pulchuol, i due distretti teatro delle violenze, ha definito l’atto “un attacco devastante sferrato da criminali”. Il governatore del Jonglei, ha dichiarato alla BBC che la causa delle violenze è la povertà e la competizione per l’accesso alle risorse. Secondo l’ONU dallo scorso gennaio gli scontri tra gruppi etnici per questo genere di problemi hanno provocato la morte di oltre duemila persone. Il neonato governo del Sud Sudan accusa Khartoum si fomentare le rivalità tra tribù locali per destabilizzare il nuovo stato, ma il governo sudanese nega qualsiasi aiuto ai gruppi armati dell’area.

Fonte: Sudan Tribune

22 agosto - Il governo sudanese ha istituito una commissione per monitorare la situazione in Sud Kordofan, dove da giugno è in corso un pesante conflitto tra l’esercito sudanese (SAF) e forze militari appartenenti all’esercito del Sud Sudan (SPLA), considerate da Khartoum forze ribelli. Il governo vuole far cadere le accuse di crimini di guerra e contro l’umanità sollevate contro il SAF e forze paramilitari alleate nell’ultimo rapporto ONU. Nelle scorse settimane già numerosi report e documenti avevano denunciato le atrocità commesse dalle forze regolari sudanesi dall’inizio del conflitto, parlando anche di pulizia etnica in particolare contro la popolazione Nuba presente nella zona. Gli Stati Uniti e altre nazioni occidentali premono per una condanna ufficiale da parte del Consiglio di sicurezza ma Cina e Russia si oppongono. Secondo le stime delle Nazioni Unite sarebbero circa 200.000 i civili uccisi, feriti o costretti alla fuga, dall’inizio del conflitto. Venerdì scorso il governo sudanese ha anche dato il via libera ad una missione ONU di monitoraggio della situazione umanitaria nello stato che sarà condotta sotto la supervisione delle autorità sudanesi. Un diplomatico occidentale, rimasto nell’anonimato per ragioni di sicurezza, è scettico sulla decisione del governo: “Khartoum continua a negare il libero accesso agli aiuti umanitari. Khartoum non permette l’avvio di un’inchiesta indipendente sui crimini di guerra e contro l’umanità condotti dalle sue truppe”, ha dichiarato all’Agenzia di stampa francese AFP. Un rappresentante sudanese all’ONU nega che ci sia stato qualsiasi attacco militare in Sud Kordofan.

Fonte: Sudan Tribune

LUGLIO 2011

6 luglio - Un Nuovo Sudan: Il Sud- dossier a cura della Campagna Italiana per il Sudan. Il processo costituzionale, i conflitti interni, il nodo di Abyei e le risorse come principali sfide nella costruzione del nuovo stato, le implicazioni dell’indipendenza del Sud dal Nord Sudan sul resto del paese e i delicati rapporti internazionali, sono queste le questioni centrali che ruotano intorno alla nascita del 54° stato africano e che Campagna Sudan affronta nel nuovo dossier “Un Nuovo Sudan: il Sud”. Alla luce anche dell’evolversi della situazione negli ultimi mesi, Campagna Sudan rivolge ai governi dei due futuri paesi, alle autorità italiane e alla comunità internazionali esplicite richieste che devono trovare seguito nel breve e nel lungo periodo affinché sia garantita un pace stabile e duratura.
Ai seguenti link è possibile scaricare il position paper della Campagna e il dossier completo.

Un Nuovo Sudan:il Sud - Dossier di approfondimento

Position Paper

GIUGNO 2011

14 giugno - Sudan Democracy First Group, coalizione di sudanesi democratici, attivisti della società civile, sindacalisti, accademici, rappresentanti dei differenti gruppi culturali ed etnici del paese, denuncia le violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani che l’esercito e le milizie popolari di Khartoum stanno compiendo in Sud Kordofan / Monti Nuba. Nel documento “Ethnic cleansing once again: Southern Kordofan/Nuba Mountains”, pubblicato il 13 giugno, vengono riportati elenchi di villaggi e centri urbani bombardati, decine e decine di nomi di civili passati per le armi, o arrestati arbitrariamente, torturati o scomparsi.La stampa locale e internazionale ha subito censure mentre viene impedito ai giornalisti di raggiungere la zona. La situazione umanitaria è grave: 100mila sfollati in fuga dai Monti Nuba, 40mila fuggiti dalla città di Kadugli, 10.000 ammassati nei pressi della missione di pace, UNMIS, che, secondo quanto riportato nel documento, non riesce a garantire sicurezza ai civili. In particolare il contingente egiziano è accusato di essere sottomesso agli ordini e alle minacce del governo di Khartoum. Di seguito si riporta il testo integrale del documento.

Sudan Democracy First Group: ethnic cleansing once again - Southern Kordofan/Nuba Mountains



13 giugno - La situazione in Sud Kordofan si è aggravata. Dopo gli scontri della scorsa settimana tra esercito del nord (SAF) e forze militari del sud (SPLA) a Kadugli, capitale dello stato, e in diverse altre località, ora si susseguono le notizie di violenze, rapimenti, saccheggi e altre atrocità nei confronti dei civili. Le Nazioni Unite parlano di 30-40mila civili in fuga da Kadugli a causa degli scontri tra eserciti e di 50mila sfollati da tutta la zona. Il segretario Ban Ki-moon ha chiesto alle parti un immediato cessate il fuoco e la piena collaborazione con le forze ONU presenti nella zona, mentre ong e organizzazioni internazionali si appellano alla comunità internazionale affinché siano messi in campo tutti gli sforzi possibili per fermare le violenze e proteggere la popolazione civile, scongiurando disastri umanitari come quelli già drammaticamente conosciuti con lo scoppio della crisi in Darfur o nei Monti Nuba durante gli anni ’90.
Di seguito vi proponiamo alcuni articoli di approfondimento.

A un mese dall'indipendenza si riaccendono gli scontri sul confine

Si aggrava la situazione nel Sud Kordofan. A meno di un mese dall'indipendenza del Sud Sudan tornano gli sfollati e l'emergenza

10 giugno - L’8 giugno l’esercito sudanese (SAF)ha bombardato due località nello stato di Unity.L’autorità locale di Parieng, una delle zone bombardate, ha dichiarato che a seguito dell’attacco hanno perso la vita 5 civili,15 sono rimasti feriti e duemila sono già in fuga. Secondo l’autorità locale l’attacco sarebbe la risposta alla presa di controllo da parte delle forze militari sud sudanesi (SPLA) di 13 città del Sud Kordofan, dove da giorni sono in corso scontri tra le due parti in diverse località dello stato e dove la situazione si sta aggravando. L’Agenzia Misna riporta oggi la notizia di uccisioni sommarie da parte delle forze militari del Nord di giovani accusati di essere favorevoli all’indipendenza da Khartoum. Nel frattempo Abdul Haziz Al-Hilu, candidato dell’SPLM per il posto di governatore alle elezioni dello scorso maggio, avrebbe chiamato tutti i cittadini sudanesi a combattere per destituire il governo centrale di El Bashir, accusato di aver marginalizzato le aree periferiche del paese, scatenando guerra civile, instabilità e insicurezza.

Fonte: Sudan Tribune, Misna

7 giugno - Si intensificano gli scontri armati tra l’esercito sudanese (SAF) e le forze militari dell’SPLA a Kadugli, capitale del Sud Kordofan. Secondo alcune fonti le agenzie delle Nazioni Unite sono state costrette a bloccare le proprie operazioni e ad evacuare il proprio staff dalla città. Anche le ong presenti nella zona si starebbero preparando per allontanare il proprio personale. Una portavoce dell’UNMIS, la forza Onu presente nel paese, ha dichiarato che nella città sono in corso continue sparatorie e che circa 3000 persone si sono rifugiate presso l’ospedale della polizia. La portavoce ha anche confermato l’uccisione di sei persone, quattro poliziotti e due civili, rimasti vittime degli scontri tra SAF e SPLA. Secondo alcune fonti un gruppo di ignoti avrebbe assaltato il nuovo ufficio dell’SPLM a Kadugli mentre un rappresentante dell’NCP in Sud Kordofan sarebbe stato ucciso lunedì mattina nella località di Buram da una persona armata non ancora identificata.
Martedì 7 giugno i partiti di opposizione a Khartoum durante una conferenza stampa hanno espresso forti preoccupazioni per la situazione, invitando entrambe le parti al cessate il fuoco.
Un portavoce del dipartimento di stato americano ha dichiarato che qualsiasi azione militare unilaterale che pregiudichi i negoziati in corso sul futuro politico e sulla stabilità del Sud Kordofan e del vicino stato del Nilo Blu deve immediatamente cessare.

Fonte: Sudan Tribune

6 giugno - Continua a salire la tensione in Sud Kordofan tra il governo di Khartoum e l’SPLM, il partito al governo in sud Sudan. Dopo la denuncia di brogli elettorali da parte dell’SPLM e la dichiarazione unilaterale di vittoria del candidato dell’NCP al posto di governatore dello stato, sabato 4 giugno si sono verificati scontri armati tra SAF, l’esercito del Sudan e le forze militari del sud Sudan (SPLA). Secondo il quotidiano online Sudan Tribune diverse fonti informative riportano la presenza di militari del nord con carri armati e artiglieria pesante nella città di Kadugli dove tra sabato e domenica un ignoto gruppo armato ha preso d’assalto una stazione di polizia e rubato armi e munizioni. E’ stata riportata anche la notizia di scontri nel villaggio di Umm Dorain, circa 12 km a sud est di Kadugli. Entrambi gli episodi sono stati confermati anche da una portavoce dell’UNMIS, la missione ONU presente in Sudan mentre l’agenzia di stampa sudanese SUNA dichiara che l’episodio di Kadugli è stato solo un incidente e che la situazione è sotto controllo.
La scorsa settimana Khartoum aveva dato ordine allo SPLA di ritirare le proprie truppe dal Sud Kordofan e dal Blue Nile entro il 1° giugno, ma lo SPLA si era rifiutato, dichiarando che non ha alcuna responsabilità sulle forze militari presenti oltre confine.

Fonte: Sudan Tribune


MAGGIO 2011

30 maggio - “La transizione in Sudan: da nemici a buoni vicini?” era il titolo dell’annuale seminario internazionale svoltosi dal 27 al 29 maggio ad Hermannsbrug in Germania.All’incontro, organizzato dalla rete di associazione laiche e religiose della società civile Sudan Forum e Sudan Ecumenical Forum/ Sudan Focal Point-Europe, hanno preso parte 140 rappresentanti della società civile, del mondo politico, di organizzazioni non governative e di associazioni religiose provenienti da 16 diversi paesi . Per tre giorni hanno discusso sulle problematiche del processo di pace attualmente in corso e in particolar modo le questioni relative ai processi costituzionali e di costruzione nazionale su cui Nord e Sud Sudan dovranno lavorare nei prossimi mesi. Nel documento finale, i partecipanti raccomandano che tali processi siano inclusivi, democratici, trasparenti e aperti alla partecipazione di tutta la popolazione sudanese perché solo così può essere garantita la nascita di una nazione in pace e giustizia, al nord così come al sud. I partecipanti fanno appello alla riconciliazione e richiamano tutti i soggetti coinvolti affinché “…pongano al centro dell’attenzione i cittadini, i loro diritti e la loro sicurezza e mettano in campo tutti gli sforzi possibili per garantire una transizione e un futuro pacifici per tutta la gente del Nord e del Sud Sudan”. Nel documento sono espresse anche forti preoccupazioni per l’attuale momento: l’aumento dei conflitti armati in Sud Sudan, le rappresaglie contro i civili nello stato del Western Equatoria da parte dell’LRA, il gruppo armato ugandese che già durante la guerra civile ha mietuto numerose vittime e terrorizzato la popolazione civile, le situazione critiche di Abyei e del Darfur, le tensioni per le recenti elezioni in Sud Kordofan e la questione delle consultazioni popolari ancora bloccate in Sud Kordofan e nel Blu Nile, nonché la pessima situazione umanitaria in cui versa la popolazione civile in molte parti del paese. “ Le prossime settimane determineranno se dopo il 9 luglio ci saranno due nazioni avviate sulla strada della pace, dello sviluppo, della democrazia o dello sviluppo o se tutti gli sforzi sono stati vani e la gente sarà trascinata in nuove guerre”, si legge nel documento consultabile qui di seguito.

Sudan in Transition: From Enemies to Good Neighbours? - Sudan Conference Hermannsburg 2011

25 maggio

Nord e Sud Sudan sull'orlo della guerra?- La crisi di Abyei è la più grave dalla firma delgi accordi di pace

Sudan_Humanitarian_Coordinator_Statement_on_Abyei_24_May_2011

OCHA_Situation_Report_on_Abyei_Crisis_ 24_May_2011

23 maggio - Sabato scorso l’esercito del Nord è entrato ad Abyei, occupandola dopo pesanti bombardamenti. Il territorio si trova al confine tra Nord e Sud Sudan ed è aspramente conteso tra le due parti. Secondo un comunicato dell’ONU sarebbero circa 50mila le persone in fuga dalla città e dalle zone circostanti. La situazione è molto critica. Il presidente sudanese Omar El Bashir ha sciolto le autorità locali, il personale delle ong internazionali è stato allontanato e le agenzie umanitarie stanno accogliendo gli sfollati ad Agok ed in altre località a sud della città di Abyei perché l’accesso è molto difficile. Secondo OCHA, l’agenzia delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, centinaia di civili avrebbero già attraversato il fiume Bahr el Arab, in fuga verso sud e Medici senza frontiere fa sapere che nella notte tra il 21 e il 22 maggio ha accolto 42 feriti nell’ospedale di Agok. In una conferenza stampa tenutasi oggi a Juba, il governo sud sudanese ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per ripristinare l’ordine e garantire la sicurezza alla popolazione civile. Nazioni Unite ed Unione Europea hanno già condannato l’azione, chiedendo ad entrambe le parti il ritiro immediato delle rispettive truppe. Già da molto tempo diversi enti che monitorano la situazione avevano messo in evidenza il rischio di un possibile nuovo conflitto tra Nord e Sud data la crescente presenza di forze militari proprio nella zona di Abyei. La tensione sarebbe salita nuovamente dopo che la scorsa settimana l’esercito del Nord, scortato dalle Nazioni Unite, è stato attaccato. Secondo un portavoce dell’ONU, che ha avviato un’indagine sull’episodio, l’identità degli aggressori è ancora ignota mentre Khartoum ha accusato lo SPLA, l’esercito del sud.

Fonti: OCHA, Agenzia Fides, Sudan Tribune.


11 maggio - La zona lungo la linea di confine tra Nord e Sud Sudan continua ad essere incandescente. L’International Crisis Group lancia nuovamente l’allarme sul reale rischio che la crescente militarizzazione della zona di Abyei e l’escalation di scontri verificatesi negli ultimi mesi trascinino le due parti in un nuovo conflitto. Ad alimentare la tensione tra le due parti anche le recenti elezioni in Sud Kordofan stato del Nord Sudan particolarmente strategico perché a confine con il Sud e a ridosso dell’area di Abyei. Nei giorni scorsi l’NCP, il partito di Khartoum e l’SPLM al potere al Sud, avevano entrambi rivendicato la vittoria del proprio candidato alla corsa per il posto di governatore. In un comunicato stampa del 9 maggio il Carter Center aveva invitato le parti a seguire pacificamente lo spoglio delle schede elettorali, esprimendo forti preoccupazioni per il possibile deteriorarsi della situazione. Ieri, i rappresentanti dell’SPLM hanno abbandonato le operazioni di conteggio dei voti, dopo aver scoperto la presenza di un seggio “fasullo”nella località di Laqawa. L’NCP ha accusato l’SPLM di cercare scuse per boicottare la proclamazione dei risultati elettorali.
Nel frattempo la situazione rimane critica anche in Sud Sudan, lungo il confine tra i due stati di Unity e Warrap, dove nella contea di Gogrial East hanno perso la vita un’ottantina di persone negli scontri tra residenti locali, per lo più Dinka, e gruppi armati Nuer che sabato avrebbero attaccato il villaggio di Maker Biong, razziando numerosi capi di bestiame che ammontavano a circa 70mila unità. Un episodio simile era già successo nella medesima località ad aprile.

Fonte: Sudan Tribune

3 maggio - International Crisis Group, uno dei più autorevoli osservatori indipendenti che monitora le aree di crisi e i processi di pace, ha registrato nell’ultimo mese un grave deterioramento della situazione in diverse zone del Sudan. La crescente presenza delle forze armate del nord nella zona di Abyei ha alimentato le tensioni nell’area petrolifera, dove già a gennaio avrebbe dovuto svolgersi un referendum sul futuro dell’area contesa tra Nord e Sud. La bozza della costituzione transitoria del Sud Sudan rivendica Abyei come territorio sud sudanese, ma il 27 aprile il presidente Al-Bashir ha dichiarato che la zona appartiene al Nord Sudan. La tensione cresce anche in Sud Kordofan a seguito di episodi di violenza e scambi di accuse tra Nord e Sud sulla mobilitazione di forze armate per destabilizzare la regione dove da ieri 2 maggio si svolgeranno le elezioni del nuovo governatore. In Darfur, non si fermano gli scontri tra forze militari del Nord (SAF) e il JEM, uno dei movimenti di opposizioni attivi nella regione, che in questi giorni ha rifiutato la proposta di accordo di pace con il governo perché non rispecchierebbe le aspettative della popolazione locale. Al Sud, l’esercito sud sudanese (SPLA) continua a fare i conti con numerose fazioni interne di ribelli coinvolte in scontri ed episodi di violenza in diverse zone del paese. Secondo Human Rights Watch, gravi violazioni dei diritti umani sono state commesse tanto dai gruppi di ribelli quando dall’esercito. Il governo deve ora dimostrare un reale impegno nell’indagare le responsabilità di tali atti per garantire una pace stabile e duratura in vista sopratutto della nascita del nuovo stato.
Il bollettino mensile di International Crisis Group è scaricabile dal sito http://www.crisisgroup.org/

Fonte: International Crisis Group, New York Times


APRILE 2011

20 aprile - Si sono verificati nuovi scontri tra l’SPLA, l’esercito del Sud Sudan e una fazione di ribelli fedeli a Peter Gadet, ex ufficiale dello SPLA ma schieratosi contro il partito al potere in Sud Sudan, accusandolo di corruzione e di rappresentare esclusivamente gli interessi dei Dinka, uno dei numerosi gruppi etnici sud sudanesi. Gli scontri sono avvenuti nella contea di Mayom, nello stato di Unity, dove centinaia di persone sarebbero state costrette alla fuga e diversi villaggi sarebbero stati completamente distrutti. L’11 aprile l’SSLA, l’esercito per la liberazione del Sud Sudan, istituito da Peter Gadet, ha affermato di essere intenzionato a destituire l’attuale governo del Sud Sudan e a costituirne uno nuovo, in accordo con tutte le parti politiche presenti nel territorio. Aguer, portavoce dell’SPLM, ha affermato che questa mossa sarebbe stata orchestrata dall’NCP, il partito di Khartoum, per destabilizzare l’area, ricca di petrolio, prima dell’indipendenza del 9 luglio prossimo. Recentemente l’International Crisis Group, autorevole ente che monitora le situazioni di crisi internazionali, nel rapporto “Politics and Transition in the New South Sudan”, pubblicato ad aprile, sottolinea la necessità di un’apertura democratica verso le altre forze politiche da parte dell’SPLM, attualmente al governo in Sud Sudan e la creazione di un multipartitismo reale per garantire la costruzione democratica del nuovo stato.

Fonte: Sudan Tribune


11 aprile - Gli elettori del Sud Kordofan si recheranno alle urne il 2 maggio per eleggere il governatore e i membri dell’Assemblea del 5° stato più grande di tutto il Sudan, ma gli analisti mettono in guardia sul rischio di destabilizzazione dell’area, in caso di mancato rispetto di alcuni standard di legittimità. Il Carter Center, unico ente internazionale ad aver monitorato le registrazioni dei votanti svoltesi tra gennaio e febbraio, ha denunciato l’insufficienza del personale impiegato e la mancanza di informazioni che avrebbero inficiato le operazioni: solo 642.558 votanti su 1.172.406 si sono registrati, circa cento mila in meno rispetto alle elezioni presidenziali dell’aprile del 2010. Il Sud Kordofan appartiene al Nord Sudan e durante la guerra civile è stato teatro di violenti scontri tra gruppi di popolazioni schierate in fazioni opposte. A sud ovest confina con Abeyi, zona ricchissima di petrolio, fortemente contesa tra Nord e Sud e dove è ancora in sospeso il referendum per stabilire se la zona rimarrà sotto il controllo del Nord o diventerà parte del Sud Sudan. In un’intervista al Sudan Tribune, Aly Verjee, ricercatore del Rift Valley Institute, ha denunciato che il Sud Kordofan è una delle aree maggiormente militarizzate di tutto il Sudan e che un fallimento delle prossime elezioni potrebbe comportare l’aumento delle violenze locali.

Fonte: Sudan Tribune



MARZO 2011

24 marzo - Norwegian Aid People (NAP), organizzazione umanitaria norvegese, questa settimana ha pubblicato un rapporto molto dettagliato sugli investimenti nei terreni del Sud Sudan. Secondo i dati raccolti dai ricercatori della NAP negli ultimi quattro anni 28 compagnie straniere hanno acquistato o preso in affitto circa 2.64 milioni di ettari di terreno (26,400 km2 ) da destinare all’agricoltura, alla produzione di bio-carburanti e alla selvicoltura per l’esportazione di legname. Considerando anche gli investimenti da parte di soggetti locali, la superficie interessata arriva a coprire il 9% di tutto il territorio sud sudanese, circa 5.74 milioni di ettari. Il rapporto mette in guardia dai rischi che la mancanza di adeguati meccanismi di controllo e procedure di stipula di questo tipo di accordi può comportare per la popolazione locale, primo fra tutti quello dello spostamento forzato di gruppi di persone presenti nelle zone interessate dai nuovi investimenti e della conseguente perdita del diritto all’uso del terreno. Il rapporto dal titolo “The new Frontier, a vaseline survey of large-scale investiment di Soouthern Sudan” è scaricabile dal sito www. http://www.npaid.org .

Fonte: Norvegian Aid People

24 marzo - La tensione cresce anche nella regione del Bahr El-Ghazal, stato del Sud Sudan. All’inizio della settimana, infatti, sarebbero state bombardate Upurunas e Timisah, due zone a confine con il Nord Sudan, nel Western Bahr El Ghazal. I fatti sono stati confermati dal governatore locale dello stato che ha accusato le forze militari del Nord (SAF) di aver lanciato i due attacchi aerei. Upurunas è una delle cinque zone di confine sulle quali Nord e Sud non hanno ancora trovato un accordo definitivo. Dal Northern Bahr El-Ghazal, invece, arriva la notizia della ribellione del generale maggiore Abdel-Bagi Ayii, nelle fila del governo del Sud Sudan fino alle elezioni dello scorso aprile e unitosi poi ad un gruppo di ex ufficiali ribelli sud sudanesi, protagonisti negli ultimi mesi degli scontri contro l’esercito del sud nel Joglei, a Unity e nell’Upper Nile. La scorsa settimana il generale Ayii aveva accusato il governo sud sudanese di corruzione e forme di discriminazioni contro la minoranza musulmana presente in Sud Sudan, chiedendo la formazione di un altro governo con il 30% a rappresentanza musulmana. Il Sudan People Liberation Movement, al governo al Sud, continua ad accusare Khartoum di fomentare le defezioni all’interno dell’esercito del sud, armando i gruppi di ribelli.

Fonte: Sudan Tribune



21 marzo - Continua a rimanere alta la tensione lungo la linea di confine tra Nord e Sud Sudan. Dopo gli scontri tra SPLA, l’esercito sud sudanese e gruppi interni di ribelli nell’Upper Nile e nel Jonglei State all’inizio di marzo, ora a preoccupare maggiormente è l’intensificarsi delle violenze tra Dinka Nkog, gruppo stanziale autoctono e i Misseryia, tribù nomade di origine araba, nella contesa regione di Abyei. La scorsa settimana l’SPLM, il partito al potere al Sud, aveva accusato Khartoum di supportare i gruppi armati presenti al Sud, comprese le forze ribelli considerate vicine a Lam Akol, ex ministro degli affari esteri dell’SPLM e ora alla guida del partito di opposizione SPLM-DC (Sudan People Liberation Movement-Democratic Change) e che di recente si sono scontrate violentemente con l’esercito regolare sud sudanese. Ibrahim Gandoor, segretario del National Congress Party al potere al Nord, e lo stesso Akol hanno negato tutte le accuse. Diversi rappresentanti della comunità internazionale hanno invitato i governi di Nord e Sud Sudan ad intensificare gli sforzi per trovare pacifici accordi e mettere fine a questi continui episodi di violenza che dall’inizio dell’anno hanno già provocato centinaia di vittime e migliaia di nuovi sfollati.

Fonti: Reuters, Sudan Tribune


14 marzo - Sabato scorso le milizie ribelli guidate da George Athor, ex ufficiale dell’SPLA, l’esercito sud sudanese, hanno attaccato la città petrolifera di Malakal, capitale dell’Upper Nile, in Sud Sudan, provocando 56 vittime. Secondo Amum, segretario generale dell’SPLM, partito politico del Sud Sudan, l’episodio di violenza farebbe parte della strategia portata avanti da Khartoum per destabilizzare l’area del Sud Sudan e rovesciare definitivamente il governo locale prima della ufficiale dichiarazione di indipendenza, prevista per il 9 luglio prossimo. Amum ha aggiunto che l’SPLM non continuerà le trattative in corso tra Nord e Sud Sudan per affrontare le numerose questioni lasciate in sospeso dopo la firma del Trattato di pace del 2005 (CPA) e divenute ancora più urgenti da risolvere dato l’imminente separazione dei due stati, finché Khartoum non finirà di minare alla stabilità del Sud Sudan. Recentemente anche il consiglio delle chiese sudanesi ha lanciato nuovamente un appello per sottolineare l’urgenza di trovare accordi pacifici per la costruzione di una pace duratura.

Fonte: Reuters


9 marzo - Martedì 8 marzo la polizia sudanese ha arrestato e malmenato decine di attiviste che erano scese in piazza nella città gemella di Khartoum, Omdurman, per chiedere al governo di porre immediatamente fine alle violenze e agli abusi subiti dalle donne da parte dalle forze di sicurezza nazionale, in particolar modo dopo le manifestazioni dello scorso gennaio. Secondo testimoni oculari la polizia avrebbe anche impedito ai giornalisti di documentare i fatti, confiscando le macchine fotografiche. Secondo i rapporti di diverse organizzazioni per i diritti umani, dopo le proteste popolari del 30 gennaio il governo centrale sta mettendo in atto una violenta repressione con l’arresto di centinaia di persone, tra attivisti, studenti, uomini dell’opposizione, limitazioni alla libertà di stampa, torture e minacce durante il periodo di detenzione, molestie e abusi soprattutto contro le donne. La testimonianza shock di una donna che racconta di essere stata stuprata da 3 agenti del Niss è apparso anche su youtube. Il 4 marzo, Human Rights Watch ha pubblicato un documento in cui, attraverso testimonianze dirette, ricostruisce gli episodi di violenza che si sono verificati dopo il 30 gennaio e chiede a Khartoum di riformare il proprio apparato di sicurezza nazionale secondo gli standard internazionali e di rispettare dei diritti umani.

Fonte: Sudan Tribune, Human Rights Watch

3 marzo -
Ecos, coalizione europea che monitora la questione del petrolio in Sudan, invita i governi del Nord e del Sud Sudan a trovare nuove forme di cooperazione per la gestione e lo sviluppo del settore petrolifero dopo che il referendum dello scorso gennaio ha sancito l’indipendenza del Sud Sudan. La proposta avanzata da Ecos è di un “fee-for-service model”, ossia un accordo basato sul pagamento, da parte del Sud Sudan, di una tassa per l’utilizzo dei servizi messi a disposizione dal governo del Nord. Attualmente, infatti, la maggior parte del petrolio viene estratto in territorio sud-sudanese, ma le infrastrutture per la lavorazione, il trasporto e la commercializzazione del greggio si trovano al Nord. Ecos riporta anche l’attenzione sulla necessità di affrontare i problemi legali della questione petrolifera, come l’impatto ambientale delle attività estrattive e i danni subiti dalle comunità locali nelle zone petrolifere durante il conflitto. L’appello arriva in concomitanza con l’incontro che si sta svolgendo in questi giorni ad Addis Abeba tra rappresentanti dell’NCP, il National Congress Party al potere al Nord, e dell’SPLM, il Sudan People Liberation Movement – il partito del Sud, proprio per affrontare la questione del petrolio. Nel frattempo, il presidente El-Bashir ha ordinato di intensificare le esplorazioni petrolifere nel Nord Sudan.

ECOS - Getting Sudan's Oil Deal Right is Key to Peace

Fonte: Ecos

1 marzo - Continuano gli scontri tra comunità locali per le razzie di bestiame e l’accesso alle fonti d’acqua e ai pascoli. La scorsa settimana, un gruppo di uomini della comunità Nuer della contea di Mayom, nello stato di Unity, ha razziato circa 500 capi di bestiame e ha ucciso 11 persone della tribù Dinka della contea di Twic e Liethom, nello stato di Warrap, in Sud Sudan. Nella regione di Abyei, invece, il 27 febbraio gli scontri tra la tribù Misseriya e la polizia locale hanno provocato la morte di 10 persone e numerosi feriti. Nella zona si sono verificati già numerosi scontri tra Misseriya e Dinka Ngok. Un rappresentate dell’autorità locale ha accusato il governo centrale di armare i gruppi Misserya che farebbero parte delle milizie del Nord schierate lungo il confine tra Nord e Sud Sudan. Hassan Musa, leader Misseriya, ha dichiarato che ugualmente i gruppi Dinka Ngok sono supportati e addestrati da truppe dello SPLA, l’esercito del Sud Sudan, presenti nella zona e camuffate da polizia locale. Secondo Musa nell’ultima settimana si sono moltiplicati i posti di blocco che impediscono alla loro gente di raggiungere le fonti d’acqua per il proprio bestiame. La regione di Abyei è particolarmente calda anche perché il referendum per stabilire se la zona apparterà al Nord Sudan o si unirà al Sud Sudan è ancora bloccato.

Fonte: Sudan Tribune

FEBBRAIO 2011

23 febbraio - Sudan Democracy First Group, organizzazione per i diritti umani, civili e politici sudanese, ha pubblicato il 20 febbraio un report in cui denuncia violenze sessuali, molestie fisiche e verbali e abusi nei confronti di donne sudanesi da parte del NISS, le forze di sicurezza nazionali, direttamente controllate dall’NCP, il partito di Al-Bashir. Le vittime sono accusate di aver partecipato alle manifestazioni del 30 gennaio e di sostenere le proteste contro il governo. Il documento riporta sei casi ampiamente documentati che si sono verificati tra il 30 gennaio e il 16 febbraio scorso, ma, dice l’organizzazione, probabilmente sono molti di più.Sudan Democracy First Group ricorda che questo genere di crimini già in passato sono stati brutalmente commessi dal regime sudanese contro migliaia di donne e uomini che osavano ribellarsi o manifestare il proprio dissenso. L’appello alla comunità internazionale è di non continuare a chiudere gli occhi di fronte a queste gravissime atrocità.

Fonte: Sudan Tribune

23 febbraio - Campagna Italiana per il Sudan condanna senza mezzi termini i massacri che si stanno compiendo il Libia e le violenze che si stanno verificando negli altri paesi, in particolar modo le atrocità e gli abusi contro le donne sudanesi e sostiene gli appelli delle organizzazioni per i diritti umani per un intervento immediato da parte della comunità internazionale. Leggi l'approfondimento e i testi degli appelli:

La comunità internazionale intervenga sulle violenze in Africa

Amnesty International-Comunicato Stampa

International Crisis Group-Comunicato Stampa

EveryOne Group-Comunicato Stampa

Sudan Democracy First_Group on_Sexual Crimes Aganist Women

16 febbraio - Pagan Amun, segretario generale dell’SPLM, il Sudan People’s Liberation Movement - partito al potere nel sud, ha dichiarato che, dopo l’indipendenza, non ci sarà una suddivisione in termini percentuali delle rendite petrolifere tra Nord e Sud Sudan, come finora previsto dal CPA. Secondo Amun, ci sarà un accordo in base al quale il Sud continuerà ad esportare il proprio petrolio attraverso l’oleodotto che attraverso il Nord Sudan - l’unico attualmente disponibile - e che arriva fino a Port Sudan perciò il governo del Sud pagherà al Nord una quota per il trasporto del petrolio attraverso il suo territorio. Questo significa che il Nord Sudan potrebbe perdere buona parte dei proventi che derivano dalla commercializzazione diretta del petrolio. Le dichiarazioni di Amun contraddicono la posizione precedentemente assunta dall’SPLM, che garantiva la suddivisione delle rendite petrolifere con il Nord anche dopo l’eventuale indipendenza del Sud. Amun ha anche dichiarato che venerdì rappresentanti dell’SPLM e dell’NCP, il partito di Kharotum, si riuniranno per discutere la questione del futuro di Abyei, zona particolarmente ricca di petrolio e dove già a gennaio avrebbe dovuto tenersi il referendum per stabilire a quale dei due stati apparterrà l’area. Dovrebbero, invece, iniziare oggi i lavori del comitato tecnico per la definizione dei confini, altra questione particolarmente rilevante per la stabilità politica ed economica dei due paesi.

Fonte: Sudan Tribune

16 febbraio - Sono salite a 241 le vittime degli scontri tra l’SPLA e il gruppo di ribelli guidati dal generale George Athor, nello stato del Jonglei. Secondo il ministro per gli affari umanitari James Kok Ruea, si è trattato di un vero e proprio massacro di civili innocenti da parte del gruppo di ribelli. Alcune delle vittime, ha dichiarato Ruea, sono state uccise direttamente, altre, invece, sarebbero state affogate dagli uomini di Athor nei pressi di un fiume dove, in questi giorni, sono stati rinvenuti i corpi. Alcuni di loro erano sud-sudanesi che, dal Nord, stavano facendo ritorno ai propri villaggi di origine in occasione del referendum per l’indipendenza del Sud Sudan del 9 gennaio. Pagan Amun, rappresentante dell’SPLM, ha accusato il governo sudanese di finanziare e armare i ribelli di Athor, ma Rabie Abdelati, rappresentante del NCP, il partito di Khartoum, ha negato tutte le accuse.

Fonte: Arab news

09 febbraio - Il ministro per le Cooperative e lo Sviluppo rurale, Jimmy Lemi Milla, è stato ucciso mercoledì mattina da un dipendente del ministero che prestava servizio come autista, nei pressi del suo ufficio a Juba. Il ministro degli Affari Interni, Gier Chuang Aluong ha dichiarato che non ci sarebbero motivi politici dietro all’assassinio, ma solamente motivazioni personali. Nel frattempo in questi giorni continuano ad arrivare segnali di insicurezza e tensione anche da diverse zone del Sud Sudan. Nello stato del Jonglei si sono verificati scontri tra l’SPLA (Sudan People Liberation Army-l’esercito del Sud Sudan) e un gruppo interno di ribelli guidato da un suo ex membro, il generale George Athor. L’episodio ha causato 16 vittime e ha segnato la fine del cessate il fuoco firmato a gennaio tra le due parti. Nell’Upper Nile, invece, hanno perso la vita una sessantina di uomini durante gli scontri tra fazioni interne al SAF (Sudan Army Forces-le forze armate regolari del Nord). Dopo la vittoria dei “si” al referendum di gennaio, era stato ordinato alle truppe di Khartoum di tornare nel Nord Sudan, ma alcuni membri si sono rifiutati di eseguire l’ordine, ribellandosi e scatenando le violenze che hanno coinvolto anche la popolazione civile. Recentemente, poi, alcuni villaggi del Western Equatoria hanno subito attacchi da parte del Lord’s Resistance Army, il gruppo di ribelli ugandesi già tristemente noto per le violente incursioni nel Sud Sudan durante la guerra civile.

Fonte: Sudan Tribune, Reuters


07 febbraio - La Southern Sudan Referendum Commission (SSRC) ha ufficializzato i risultati del referendum: il 98,83% dei votanti si sono espressi a favore dell’indipendenza dal Nord Sudan, mentre l’1,17% a favore dell’unità. Il presidente Al-Bashir ha subito dichiarato che rispetterà la scelta dei sud-sudanesi e che sta già lavorando per arrivare ad un accordo per risolvere le questioni rimaste in sospeso tra Nord e Sud Sudan, entro la fine del periodo di transizione (luglio 2011). Salva Kiir, attuale presidente del Sud Sudan, ha affermato che “Nord e Sud non diventeranno nemici e le loro relazioni continueranno ad essere forti”. Kiir ha precisato che i confini tra i due Stati, ancora da definirsi, saranno solo “sulla carta” e che non ci saranno restrizioni per la libera circolazione delle persone e delle merci. I risultati del voto referendario sono stati accolti positivamente già da diversi governi stranieri tra cui Stati Uniti, Inghilterra ed Etiopia e da Unione Europea e ONU.

Fonte: Sudan Tribune

03 febbraio - Nel Nord Sudan continuano le proteste iniziate domenica 30 gennaio contro il governo che, come conseguenza, limita la liberà di informazione. Dopo aver bloccato l’edizione di martedì dell’Al-Maydan, settimanale legato all’SCP (Sudanese Communist Party), il giorno dopo nove giornalisti dello staff sono stati prelevati da agenti armati dei servizi segreti e dalle forze di sicurezza sudanesi (NISS). Quattro di loro sono stati rilasciati dopo alcune ore, gli altri sono ancora detenuti. Nei giorni precedenti erano state bloccate le edizioni dell’Ajrass Al Hurriya, giornale legato all’SPLM e del quotidiano Al Sahafa, che riportavano fatti legati alle dimostrazioni. Secondo Amnesty International e Human Right Watch la repressione messa in atto dal governo lede gravemente il diritto del popolo sudanese a protestare pacificamente e va contro la libertà di informazione del Paese. Entrambe le associazioni invitano caldamente il governo a rilasciare immediatamente tutti coloro che sono stati arrestati in seguito alle proteste di questi giorni e ad aprire un’inchiesta sul caso di Mohammed Abdelrahman, lo studente morto all’ospedale di Omdurman a causa delle ferite riportate durante le proteste. Amnesty ha lanciato un appello per la liberazione dei detenuti e il rispetto del diritto all’informazione: http://www.amnesty.it/sudan_manifestanti_tortura.

Fonti: Amnesty International, Human Right Watch, Sudan Tribune.

GENNAIO 2011

31 gennaio - Manifestazioni di protesta anche in Sudan. Mentre la Southern Sudan Commission ha reso noti i risultati del referendum, sull’onda di Egitto e Tunisia, domenica 30 gennaio sono iniziate manifestazioni di protesta contro il governo centrale. Qualche giorno prima un gruppo di studenti aveva lanciato un appello su internet in cui si invitava esplicitamente a scendere in piazza contro l’NCP, il partito al potere di Al-Bashir. Il sito http://jan30sudan.crowdmap.com/?l=ar_EG sta monitorando la protesta e invita a segnalare aggiornamenti sull’evolversi della situazione. Le manifestazioni di strada sono partite dalle università di Khartoum, Omdurman, El Obeid, Medani e Kassala ma la protesta si è diffusa anche sul web attraverso i social network e i siti internet: i gruppi “Youth For change” e “The Spark” che invitano alla protesta pacifica e richiamano esplicitamente gli episodi accaduti in Tunisia e d Egitto stanno raccogliendo continue adesioni. Di seguito un articolo di approfondimento:

Referendum 2011 - I risultati del referendum e la situazione nel Nord

25 gennaio - E' stato liberato il 25 gennaio il Dr. Mudawi Ibrahim Adam presidente di SUDO, ong attiva nella promozione dei diritti umani e partner della Campagna Italiana per il Sudan. Era stato condannato ad un anno di prigione e al pagamento di una multa di circa 1000 € il 22 dicembre scorso, in seguito alla revisione di una precedente sentenza per cattiva gestione finanziaria, da cui però era stato completamente assolto. La liberazione è avvenuta senza un regolare appello ma con un “decreto” in cui si conferma la sentenza ma si estingue la pena. Il Dr. Mudawi ha dichiarato che si appellerà fino alla completa assoluzione. In seguito al suo arresto si erano mobilitate Amnesty International e Mosaico di Pace con due raccolte firma per la sua liberazione immediata e numerose associazioni avevano pubblicato e diffuso la notizia.

20 gennaio - E’ stata diffusa ieri la notizia del sequestro di un gruppo di 60 migranti africani provenienti dal Sudan e diretti in Israele per chiedere protezione umanitaria. Secondo una testimonianza diretta, 38 di loro, tra cui 8 donne, sono detenuti in container metallici con catene a piedi e mani, nella zona di El Goran, nel nord-est del Sinai, località già al centro di indagini sul traffico di esseri umani; degli altri non si sa nulla. I trafficanti hanno chiesto loro un riscatto di 3.000 $ ciascuno. A novembre erano stati catturati altri 250 profughi di origine eritrea, somala, etiopica e sudanese e per loro il riscatto richiesto ammontava a 8.000 $: 8 erano stati uccisi, 4 finiti in cliniche per l’espianto di organi, alcuni liberati, ma molti sono ancora prigionieri e continuano ad essere sottoposti a violenze, stupri, torture fisiche e detenuti in condizione disumane con pochissimo cibo e acqua. L’identità dei trafficanti è già da tempo nota e secondo le indagini della polizia il gruppo avrebbe legami con Al-Qaeda. L'Agenzia Habeshia e il Gruppo EveryOne hanno chiesto un intervento urgente da parte del governo egiziano per liberare i migranti e già numerosi appelli sono stati rivolti alle autorità competenti per fermare questo traffico di esseri umani.
Fonte: EveryOne Group

17 gennaio - E' stato arrestato Hassan Al-Turabi, leader del partito di opposizione PCP (Popular National Congress Party), fondato nel 2000 dopo la rottura con il presidente Bashir. Il governo sudanese accusa Al-Turabi di avere forti legami con il JEM (Justice and Equality Movement), principale movimento ribelle del Darfur e di aver finanziato le loro attività contro il governo centrale. In un’intervista rilasciata lunedì scorso all’AFP (Agency of the French Press), Al-Turabi aveva dichiarato che proteste popolari per il carovita, simili a quelle che hanno sconvolto la Tunisia, potrebbero succedere anche in Sudan, se la politica del governo centrale non cambierà. A gennaio il governo aveva tagliato i sussidi per zucchero e prodotti petroliferi, causando l’aumento dei prezzi e questo aveva scatenato le proteste degli studenti universitari nello stato di Al- Jazzirah, nel nord Sudan.
Fonte: SMC e Sudan Tribune.

15 gennaio - Arresto di Mudawi Ibrahim, firma l’appello di Mosaico di Pace. Anche Mosaico di Pace si è mobilitata per la liberazione di Mudawi Ibrahim Adam, lanciando un appello all’ambasciatore sudanese in Italia, Alier Deng Ruai Deng. Per aderire all’iniziativa e chiedere il suo immediato rilascio, firmate la lettera e inviatela al seguente indirizzo di posta elettronica info@sudanembassy.it .

Lettera – Mosaico di Pace

Fonte: Mosaico di Pace

14 gennaio - Secondo i dati, resi noti dall’SPLM, è già stato raggiunto il quorum necessario per la convalida del voto referendario. Complessivamente si sono recati alle urne 2.253.308 cittadini. La notizia è stata confermata anche da Souad Ibrahim Issa, portavoce della Commissione per il Referendum del Sud Sudan (SSRC) che si occupa di monitorare lo svolgimento del referendum. Le operazioni di voto sono in corso anche in alcuni paese all’estero dove più forte è la presenza di sud-sudanesi: Australia, Egitto, Etiopia, Kenya, Uganda, Regno Unito, Stati Uniti.
Fonte: Sudan Tribune.

12 gennaio - Mercoledì un nuovo gruppo di ribelli armati, autoproclamatosi “Revolutionary Front of the Central Province – Battalions of Sons and Youth of Farmers”, ha annunciato l’inizio della ribellione nel Sinnar, stato a sud della capitale Khartoum, rivendicando di aver dato alle fiamme 5000 acri di terreno della Sudanese Sugar Company, compagnia di proprietà del governo. Secondo le dichiarazioni del gruppo, la zona ha sempre sofferto di una sistematica marginalizzazione da parte del governo centrale, che non ha favorito lo sviluppo sostenibile dell’area. Il gruppo accusa Khartoum anche del peggioramento dei servizi pubblici e dell’aumento della corruzione finanziaria.
Fonte: Sudan Tribune.

12 gennaio - Mentre si stanno svolgendo con relativa calma le operazioni di voto in Sud Sudan continuano ad arrivare segnali di tensione da altre zone del Paese. Nei giorni scorsi si sono verificati scontri tra i Dinka Ngok e le milizie arabe Misseriya lungo la linea di confine tra nord e sud nell’area di Abyei. L’esercito sudsudanese aveva accusato il Nord di essere coinvolto negli scontri avvenuti nella zona di Unity, ma i rappresentanti del Nord avevano negato qualsiasi coivnolgimento. La popolazione di Abyei sta ancora aspettando la definizione per la data del proprio referendum, previsto dal CPA e che avrebbe dovuto svolgersi in concomitanza con il voto del Sud Sudan per stabilire se l’area dovesse rimanere con il Nord o con il Sud Sudan e secondo alcuni analisti il rischio dell’intensificarsi della violenza e degli scontri, in questa zona, è particolarmente alto.
Fonte: Reuters


7 gennaio - Domenica 9 gennaio inizieranno le operazioni di voto per il referendum di autodeterminazione del Sud Sudan, tappa fondamentale per la definizione degli assetti istituzionali del Paese, stabilito dagli accordi di pace (CPA)del 2005. Di seguito vi proponiamo il position paper nel quale la Campagna Italiana per il Sudan esplicita le questioni a suo parere più rilevanti del complesso quadro politico, economico e sociale attuale del Paese e su cui richiama l’attenzione del mondo politico italiano, della comunità internazionale e di tutti gli attori coinvolti.

Referendum 2011 - POSITION PAPER- Campagna Italiana per il Sudan

DICEMBRE 2010

30 dicembre - Arresto di Mudawi Ibrahim Adam – la mobilitazione di Amnesty International. In seguito alla condanna ad un anno di carcere e all’arresto del Dr. Mudawi Ibrahim Adam, direttore di SUDO e noto attivista per i diritti umani, Amnesty International ha emesso un’azione urgente per richiedere il suo immediato rilascio. L’appello di Amnesty per chiedere il rilascio immediato del Dr. Mudawi e la fine delle persecuzioni degli attivisti per i diritti umani può essere firmato online sul sito della sezione italiana di Amnesty http://www.amnesty.it. Per Amnesty International il Dr. Mudawi è un prigioniero di coscienza, la cui condanna è stata emessa esclusivamente per le sue attività in favore dei diritti umani.
Non è stata, infatti, presentata nessuna nuova prova al processo dello scorso 22 dicembre nel quale il Dr. Mudawi era imputato per “cattiva gestione finanziaria”, accusa da cui era già stato assolto nel 2009.
Firma l'appello su http://www.amnesty.it/condanna_prigioniero_di_coscienza_sudan
Fonte: Amnesty International


22 dicembre - Il 22 dicembre è stato arrestato il Dr. Mudawi Ibrahim Adam, presidente di SUDO, ong attiva nella promozione dei diritti umani e partner della Campagna Italiana per il Sudan. Front Line, organizzazione che si occupa dei difensori dei diritti umani, ha definito l’arresto arbitrario e conseguenza di una sentenza che sembra essere frutto di pressioni politiche.
Sul sito www.frontlinedefenders.org è stata pubblicata una lettera da indirizzare al Presidente Bashir per chiedere il rilascio immediato del Dr. Mudawi, un adeguato trattamento durante la detenzione e il rispetto della libertà di azione di tutti i difensori dei diritti umani che operano nel Paese.

22 dicembre - Il 7 e l’8 dicembre si è tenuta a Juba la conferenza “L’industria petrolifera del Sudan dopo il referendum” promossa da Ecos, coalizione europea che monitora la questione del petrolio in Sudan e il Concilio delle chiese del Sudan. I partecipanti hanno espresso il loro apprezzamento per la decisione del governo del Sud Sudan (GOSS) di tenere in considerazione l’impatto sociale ed ambientale delle attività petrolifere nella futura politica di gestione della risorsa. Tuttavia nella Dichiarazione finale, si sottolinea l’urgenza di regolamentare maggiormente il settore petrolifero, di implementare le cosiddette “best known practices”, già previste dal CPA e dalla Costituzione Nazionale ma mai attuate, e di inserire nelle politiche future gli standard internazionali già esistenti. Inoltre, si invita il GOSS ad intervenire il più presto possibile per affrontare alcune questioni particolarmente urgenti, quali il compenso per i danni e le ingiustizie subite dalla popolazione locale in seguito alle attività petrolifere e la valutazione del loro impatto socio-economico ed ambientale.
La Dichiarazione finale della conferenza, “Declaration Juba Oil Conference”, in lingua inglese, può essere scaricata dal sito di ECOS http://www.ecosonline.org .
Fonte: Ecos

10 dicembre - Sono stati circa 3 milioni i sud-sudanesi che si sono recati nei 2794 centri di registrazione per iscriversi alle liste elettorali ed avere così accesso al voto referendario del prossimo 9 gennaio. La registrazione era iniziata il 15 novembre e in un primo momento avrebbe dovuto terminare il 1° dicembre, ma due settimane fa la Commissione per il Referendum (SSRC) ha deciso di prorogarla di una settimana per assicurare la massima partecipazione degli aventi diritto al voto referendario, diritto riconosciuto ai “residenti permanenti” in Sud Sudan e a coloro che possono dimostrare l’appartenenza ad una tribù del Sud per discendenza. La lista elettorale definitiva verrà pubblicata il 5 gennaio, 4 giorni prima dell’appuntamento elettorale.
Fonte: Sudan Tribune.



NOVEMBRE 2010

13 novembre - Il 13 novembre l’esercito di Khartoum, ha bombardato, “per errore”, dichiarano tutti gli interessati, il territorio sud-sudanese nelle vicinanze di Aweil. Non ci sarebbero stati morti, ma almeno 8 persone sono rimaste ferite. L’ “errore” si sarebbe verificato durante un’azione militare diretta ai ribelli del JEM (Justice and Equality Movement), movimento ribelle del Darfur, confinante con il territorio sud sudanese colpito. Il portavoce dell’esercito sudanese, ha precisato che le sue forze, hanno attaccato i ribelli del JEM che cercavano di attraversare i confini tra il Nord e lo stato semiautonomo del Sud; ha anche accusato l’esercito del sud di aver fatto evacuare 67 ribelli feriti verso Juba e l’Uganda, ostacolando gli sforzi di Khartoum per ristabilire la pace in Darfur. Il portavoce del JEM nega ogni presenza dei suoi combattenti nel Sud Sudan e accusa il governo di Khartoum di accampare pretesti per impedire lo svolgimento del prossimo referendum per l’autodeterminazione del Sud.
Fonte: Sudan Tribune.

OTTOBRE 2010

26 ottobre - Il generale Gabriel Tanginye, personaggio controverso, alleato del NCP, il partito del presidente sudanese Bashir passato nelle scorse settimane all’esercito del Sud (SPLA), è diventato consigliere della Jarch Management Group Limited, multinazionale statunitense. Secondo Philippe Heilberg, presidente della Jarch, la presenza di potenti rappresentati dell’esercito del Sud Sudan sul libro paga della compagnia è una garanzia per la sicurezza delle sue attività. Altri politici e militari di alto grado, infatti, hanno avuto rapporti con la multinazionale americana; tra gli altri Paulino Matip, ex generali delle SSDF (South Sudan Defence Forces) e suo figlio, Gabriel. Nel 2006, la Jarch aveva stipulato un accordo per il petrolio nelle aree controllate dalle SSDF e nel 2009 era entrata in affari con Gabriel Matip, per lo sfruttamento di circa 400,000 ettari di terreno agricolo . Secondo Steve Wiggins, ricercatore dell’Overseas Development Institute accordi di questo tipo aggravano la situazione degli strati più marginali della popolazione del paese la cui sussistenza dipende strettamente dall’agricoltura e dunque dall’accesso alla terra.
Fonti: Sudan Tribune

9 ottobre - Movimentata visita del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a El Fasher capitale del Nord Darfur, dove è stato accolto da una scorta pesantemente armata e da una folla che dimostrava a sostegno del presidente, El Bashir e contro i provvedimenti della Corte Penale Internazionale (ICC).
Poche ore prima, l’esercito aveva dichiarato di aver preso una posizione strategica ai ribelli dello SLA, a circa 150 Km dalla capitale. I ribelli da giorni denunciavano pesanti combattimenti e il bombardamento di villaggi densamente abitati, cosa che il governo aveva negato.
Infine, per la prima volta in città, un impiegato civile della missione di pace è stato rapito da uomini armati.
Dopo una incontro con gli sfollati nel campo di Abu Shok, la visita si è conclusa con un meeting dai toni accesi con il Governatore del Nord Darfur sui temi della crescente insicurezza e dell’impunità.
Fonti: BBC, Sudan Tribune

1 ottobre - I sudanesi devono essere pronti alla guerra per far fronte ai problemi che potrebbero sorgere con il referendum del 9 gennaio 2011, se si arriverà alla secessione. Questo, secondo un articolo pubblicato dal Sudan Tribune il 30 settembre, è l’appello rivolto ai giovani da Mustafa Osman Ismail, consigliere presidenziale, in un discorso tenuto a Kassala, nel Sudan Orientale.
L’appello arriva una settimana dopo che il Ministro per i Giovani e lo Sport aveva previsto la perdita dei diritti di cittadinanza per i sudanesi del sud residenti al nord in caso di divisione del paese.
www.sudantribune.com

SETTEMBRE 2010

30 settembre - La moneta sudanese necessita di sostegno. Secondo un articolo pubblicato il 30 settembre dalla BBC, domenica la banca centrale sudanese immetterà valuta forte nel mercato, allo scopo di sostenere la moneta sudanese, che si sta velocemente deprezzando nei confronti del dollaro. Analisti sostengono che il problema è legato alla crisi economica mondiale ma soprattutto alla probabile secessione del Sud, che farebbe perdere al Nord gran parte delle risorse petrolifere, su cui l’economia sudanese in gran parte si basa.
http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-11445806

29 settembre - 1.200.000 Euro dalla Cooperazione Italiana al WFP. Il contributo servirà per combattere la malnutrizione dei bambini e sostenere la frequenza scolastica negli stati di Lakes e Central Equatoria, in Sud Sudan. Con il contributo si acquisteranno le derrate alimentari necessarie per un pasto quotidiano di 76.000 bambini, distribuito nelle scuole. Nel comunicato, diramato il 29 settembre, si dice che il Sudan rimane uno dei paesi di massima priorità per la cooperazione italiana, che è uno dei più importanti donatore del WFP in Sud Sudan.
www.wfp.org

29 settembre - Crescono le tensioni ad Abyei in vista del referendum in cui si deciderà l’appartenenza dello stato ricco di petrolio al Sud o al Nord. Il 29 settembre una delegazione di Missirya, un gruppo arabo, del Nord, che contende parte del territorio ai Dinka Ngok, ha presentato una dichiarazione alla locale missione UN, in cui si afferma che nessuno potrà negare loro il diritto di votare nel referendum. In gioco ci sono divergenze di interpretazione sulla sentenza della Corte Permanente di Arbitrato dell’Aja che non considera il gruppo tra gli aventi diritto ad esprimersi per l’autodeterminazione del Sud.
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28 settembre - Dar da mangiare alla nazione è l’appello lanciato il 28 settembre da Rieck Machar, vicepresidente del Sud Sudan in un incontro con le istituzioni deputate alla produzione alimentare. Infatti, pur avendo potenzialità agricole enormi, il paese, che potrebbe diventare indipendente il prossimo gennaio, importa gran parte delle sue derrate alimentari dal Nord e dai paesi vicini. Ha inoltre rimarcato la necessità di sostenere la commercializzazione della produzione agricola e dell’allevamento in modo da alleggerire la quasi totale dipendenza del paese dalla produzione di petrolio.
www.sudantribune.com

27 settembre - “The chains remain-Restrictions on freedom of expression in Sudan”. Il 27 settembre Amnesty International ha pubblicato un documento in cui chiede ai governi del Nord e del Sud Sudan di “…porre fine ad ogni ulteriore restrizione alla libertà di espressione perché “…nessuna credibile espressione di voto può essere portata avanti in un contesto in cui la libertà di espressione continua a essere così apertamente violata…" – dichiara Rania Rajji di Amnesty International, riferendosi al prossimo referendum del 2011. Secondo Amnesty in tutto il Paese la stampa è sottoposta a restrizioni e rigidi controlli. Il documento è consultabile sul sito www.amnesty.org .
Fonte: Amnesty International

21 settembre - “101 giorni di preghiera per la pace in Sudan”. L’arcivescovo di Juba, monsignor Paolino Lukudu Loro ha scelto il 21 settembre, giornata internazionale per la Pace indetta dall’ONU, per lanciare la campagna “101 giorni di preghiera per la pace in Sudan”. La campagna è promossa dalla Conferenza episcopale del Sudan ed è un invito a prepararsi per il prossimo referendum attraverso momenti di preghiera individuali e collettivi, di riflessione e di raccoglimento. La mobilitazione terminerà il 1° gennaio prossimo, giornata mondiale della pace proclamata dalla chiesa cattolica.
Fonte: www.misna.org

21 settembre - Eritrea: lo Stato assediato. L’ultimo rapporto di International Crisis Group, centro studi internazionale di monitoraggio e prevenzione dei conflitti, analizza la fragile situazione politica ed economica eritrea e richiama la comunità internazionale ad aumentare i propri sforzi per evitare che si assista ad un nuovo “stato fallito” nella regione del Corno D’Africa. Secondo ICG, è necessario che si assuma un approccio più comprensivo ed integrale verso le problematiche del Paese perché il militarismo e l’autoritarismo che caratterizzano oggi la cultura politica eritrea hanno le proprie radici nel complesso quadro politico e nella violenta storia regionale. Il documento “The Siege State”, può essere scaricato dal sito http://www.crisisgroup.org .
Fonte: International Crisis Group

19 settembre - “A beat for peace”- la nuova campagna per la pace in Sudan. Il 19 settembre Crisis Action, organizzazione internazionale no profit che lavora per la prevenzione dei conflitti e contro le violazioni dei diritti umani, ha lanciato Sudan365, una nuova campagna di pressione internazionale per chiedere ai leader mondiali e ai garanti del CPA di mantenere le promesse di pace ed evitare il ritorno delle violenze nel Paese. Il lancio del video che accompagna la mobilitazione, a cui hanno partecipato alcuni dei batteristi più famosi (Coldplay, The Police, Radiohead,…), ha preceduto il vertice dell’ONU di NewYork, secondo Crisis Action, unica occasione per i leader mondiali di discutere del futuro del Sudan prima del referendum del 2011. Per maggiori informazioni www.sudan365.org.
Fonte: Crisis Action

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